" Tra un franco fioretto al puntinismo ed il gusto per la "macchia", nell'area di un post-Impressionismo di buona pregnanza anche lirica, la Capellino rivolge la sua attenzione alle pagine naturalistiche, affrontando con una grinta degna di nota situazioni decisamente "rischiose", che ella risolve con efficacia espressiva ed un evidente sentimento del colore. Curiosamente, l'operazione estetica della Capellino si potrebbe ascrivere – come impostazione e come concretezza di racconto – ad una memoria affettuosa della Scuola dei Grigi, a quella loro fluidità cromatica, alla felicità biovegetale dell'insieme. Non si tratta comunque di una pittura di riporto, ma semmai di una reinvenzione ricca di carattere, che emerge anche nelle tavole grafiche, brulicanti di umori, con un sottofondo di sottili vibrazioni. "